Non sono andato a #CalicidiStelle e vi spiego il perchè

Questo come ormai avete intuito da tempo (almeno per chi mi segue da almeno un anno) è il periodo in cui pubblico i post di eventi  successi durante l’estate, poichè non avendo chissà quante persone ad aiutarmi nella redazione di post e chissà quanto tempo, perchè molto lo spendo per studiare all’università, il vino, ma pur sempre per studiare.

Si ci metto un pò perchè preferisco scrivere pochi post che però facciano riflettere chi mi legge piuttosto che tanti buttati forse all’aria che non lascino alla fine niente di cui parlare, anche offline senza commentare il post.

Perchè non sono andato dunque a Calici di Stelle  quest’anno?

Perchè purtroppo a mio avviso, avendo visto più di qualche edizione da quando studiavo già alle superiori (almeno nella zona in cui abito) non è un’occasione per le aziende per farsi conoscere ma è diventata sempre più negli anni una sagra del vino, dove le persone vanno tanto perché si beve e per fare festa (che a volte degenera in brutte situazioni che non sto qui a raccontarvi), mentre le aziende (questo è quello che ho capito) vanno non tanto per farsi conoscere ma tanto per esserci, spesso portando la base della gamma (vista la tipologia di pubblico non c’è da meravigliarsi) e con cui non c’è possibilità di poter parlare perché l’unico impegno è quello di riempire i bicchieri e ritirare i tagliandini. Vista una, viste tutte? Ancora non lo so e spero vivamente di no. Della serie che ho piacere di essere smentito ad un’altra edizione in giro per l’Italia.

Nota a margine: la didascalia dell’immagine che avevo messo per un vecchio post è la seguente: “La comunicazione del vino parte dal produttore, fino al servizio. Molte volte l’anello debole della catena è proprio l’ultimo”, ma penso che altrettanto attuale per questo post.

Credits per l’immagine: Giornaledelcibo.it

Annunci

I The Winefathers e i vini de La Cricca

Prima di iniziare a parlare dei vini oggetto della degustazione, vogliamo fare una piccola premessa..Chi sono i The Winefathers? Si definiscono una piccola famiglia che lavora nel settore del vino, ma si tratta di ben di più: sono gli ideatori di un sistema che aiuta a sostenere le piccole aziende vitivinicole che scelgono con cura nel panorama italiano, facendo diventare i consumatori, parenti dei vignaioli artigiani italiani.
Attraverso un’attività di crowfunding è infatti possibile donare dai 50 ai 1000 € ad una azienda (o anche più di una se si vuole, perchè no?!) ricevendo in cambio comunque dei gadget che vanno da un semplice attestato per quanto versato fino a casse con bottiglie di vino, cartolina con foto ricordo e targa con il proprio nome sui pali della vigna e soggiorno per 2 persone nei luoghi di lavoro del vignaiolo, per vivere in pieno la vita del viticoltore.
Il loro motto è infatti “Be a part of the wine family“, ovvero diventa parte della famiglia del vino artigianale italiano.

Tra i vari progetti che sostengono in tutta Italia, c’è anche quello di vini de “La Cricca“, azienda vitivinicola di proprietà dei fondatori di The Winefathers il cui vino è definito “nostro, finalmente, e ci metteremo tutto quello che abbiamo. Ma sarà anche vostro, perché vi racconteremo passo dopo passo come nasce un nuovo vino e chiederemo il vostro supporto e le vostre idee”.
L’Azienda si trova alle prime fasi, ma già con una vendemmia eseguita e di cui tra poco vi racconteremo (ci sta già tornando l’acquolina in bocca nel scrivervi di questi vini, portate pazienza ancora un attimo), nella zona della DOC Friuli Colli Orientali, a Manzano in provincia di Udine.
Gestita dal team The Winefathers insieme all’enologo friulano Giacomo Orlando, e Michelangelo, esperto di comunicazione digitale, “cresce ogni giorno grazie al vostro contributo di tutti i giorni che ci sostenete”.
I vini in produzione attualmente sono il Friulano (guai a chiamarlo Tocai, anche se il nome in tutti i friulani è ancora ben vivo nella memoria) e il Pinot bianco.
Vitigno internazionale il secondo ma che ha trovato in questo terroir una zona d’elezione dove da buoni prodotti.
Da notare che le bottiglie prodotte per ora sono molto poche: 1332 per il Friulano e 598 per il Pinot bianco.

Friulano 2016 – Friuli Colli Orientali DOC

Giallo paglierino, floreale di macchia mediterranea e leggera spezia al naso, mentre in bocca si presenta moderatamente acido, armonico e mediamente persistente. Nota di mandorla amara sul finale, tipica di questo vitigno, presente ma non come in altri vini, in forma piuttosto leggera, senza marcare con forza il vino.

 

Pinot bianco 2016 – Friuli Colli Orientali DOC

Giallo paglierino, con note di pane e soprattutto vaniglia al naso, spezie dolci, miele di tiglio e una punta di nocciola. In bocca è suadente, invoglia a berne più calici. Elegante e persistente. Da segnalare che tra i due preferiamo questo perché più delicato.

Si ringrazia il team di The Winefathers per la gentile concessione delle foto e dell’invio della campionatura. Ci risentiamo alla prossima recensione…con la scusa di farvi conoscere un’altra famiglia del vino!

The Winefathers srls
Via Santa Giustina 8 – 33100 Udine (UD)
cell. +39 3275618717;
info@thewinefathers.comhttp://www.thewinefathers.com

Carraresiwine ’17, un successo parziale

Post scritto a distanza di poche ore dalla fine da Carraresiwine, evento enogastronomico organizzato a Treviso a Casa dei Carraresi, nota sede di mostre di caratura internazionale per quanto riguarda l’arte, ospitando negli anni dipinti di Monet, Manet, Gaguin, anche presi in prestito da musei di tutto il mondo.
Carraresiwine, vuole pertanto offrirsi come evento durante il quale l’arte dei quadri e delle opere esposte fa da cornice alle degustazioni degli ospiti della manifestazione enogastronomica, che coinvolge principalmente aziende del trevigiano, allargandosi anche alle altre province del Veneto, e grazie all’attività di due distributori di vino di spessore, anche vini provenienti dall’Estero.
Quello che non mi ha convinto, avendo presenziato anche l’anno scorso, prima edizione e dunque di rodaggio per l’organizzazione è proprio l’organizzazione stessa dell’evento. Mi spiego meglio: nonostante le degustazioni guidate organizzate (di cui ho saputo abbia fatto particolare successo quella con il vino rosso prodotto nella Diesel Farm di Renzo Rosso), non c’è stata l’affluenza che mi aspettavo, trovando anche banchi di degustazione vuoti durante la giornata in cui sono andato.
Per di più, parlando con qualche produttore, mi è stato detto che non c’è stata tanta affluenza nemmeno nella giornata inaugurale di sabato, dove durante la quale i trevigiani avrebbero potuto andare e degustare i vini e spargendo poi la voce dell’evento. Oppure ci sono andati e delusi, hanno consigliato di non andare. Anche perché “gira e rigira gli eventi” le aziende sono spesso le solite, con i grandi nomi, che avendo anche maggiori risorse da investire in pubbliche relazioni sono praticamente dovunque.
L’anno scorso in effetti l’affluenza c’è stata il sabato pomeriggio, ma a questo punto devo pensare più a un caso di curiosità che altro, non essendosi ripetuta la cosa.
Il problema riscontrato da questi produttori è proprio l’insufficiente pubblicizzazione dell’evento, la non scelta di partner stampa adeguati, a rendere remunerativa anche la presenza delle aziende produttrici.
Quindi, organizzatori dell’evento, se avete bisogno di consigli contattatemi: l’indirizzo email è vinoegusto.blog@gmail.com, che di consigli ne ho da darvi.

Nota a margine: centrata davvero la collaborazione con i ragazzi e i docenti dei corsi di ristorazione e di sala dell’Accademia Dieffe di Valdobbiadene, che hanno presentato anche il “pan da vin” interpretazione, brevettata, di una tipologia di pane sviluppata per agevolare la degustazione del vino senza disturbarne la percezione organolettica.

Credits: immagine – fonte: Carraresiwine.com, testo: Matteo Ghirardo

Il gelato secondo Manuel Terzi

Premetto che non sono un bravo #foodphotographer o come cavolo vengono chiamati coloro che si dedicano completamente alle foto del cibo, ma nel mio piccolo, ci ho provato.
L’essenza di questo post è ben altro: il racconto di una degustazione di gelato. Ebbene si, non una degustazione di vino o di qualsiasi altro prodotto alcolico abbiate letto finora in questi anni, ma proprio un gelato, avete letto bene.
E non si tratta neppure di un post sponsorizzato, ma scritto e ideato dal sottoscritto, con cui voglio condividere con voi le mie impressioni su un prodotto che ho assaggiato recentemente.
Di cosa si tratta? Il “Gelato Madre al Caffè Guatemala Huehuetenango selezionato da Caffè Terzi di Bologna e prodotto da G7 Gelati”.
Prima di arrivare alle impressioni, voglio spiegare meglio cos’è il “Gelato Madre”. E’ una nuova tipologia di gelato, prodotto da G7, gelateria industriale che però usa tecniche artigianali per produrre i suoi gelati, rigorosamente in vaschetta. Ma “Gelato Madre” è qualcosa in più, un passo in avanti con l’intento di proporre un gelato “autentico e genuino, utilizzando ingredienti 100% naturali, senza aromi, coloranti, stabilizzanti, emulsionanti ed addensanti”. Il nome stesso vuole ricordare un “gelato prodotto con pochi ingredienti e la cura messa come se una madre lo stesse preparando per i propri figli in casa”.
Il caffè scelto per la preparazione non è una varietà a caso, ma Huehuetenango, la stessa varietà che Manuel Terzi, proprietario delle omonime botteghe del caffè come piace definirle a me, serve ogni mattina ai suoi clienti. Si tratta infatti di una zona particolare del Guatemala, in Sud America, dove il caffè è una monocoltura e rende offrendo dei prodotti molto pregiati, tanto da definirlo un cru.
Com’è questo gelato?

Fresco, ma non la freschezza ovvia di un prodotto freddo, ma delicato, con note di caffè ben presenti, in cui la componente data dal latte usato nella preparazione non si percepisce come negli altri prodotti della concorrenza, ma fa parte del corpo del prodotto, senza lasciare una sensazione di untuosità alle labbra e in bocca, facendo venire sete dopo un po’ aver finito la coppetta. La dolcezza dello zucchero c’è ma non è stucchevole, anzi invita ad assaggiarne altre palline, e per i più golosi a finire tutta la confezione nel giro di pochi giorni, soprattutto se ci si trova in un’estate afosa come quella appena passata, dove ogni scusa è buona per trovare un po’ di refrigerio.

Per chi volesse saperne di più allego il link con la descrizione fatta direttamente da G7 Gelati: Gelato Madre Caffè Terzi

Foto: Matteo Ghirardo per gentile concessione a VinoeGusto

Qualche assaggio dei vini di Tenuta di Bossi

Tenuta di Bossi, nonostante dal nome richiami un leader politico del Nord Italia non ha niente a che fare con la politica. E’ però un’azienda agricola ad indirizzo misto, quelle che vuoi la globalizzazione che costringe ad avere un pò di tutto per essere presente in più settori, e che vuole mantenere le tradizioni soprattutto del Centro Italia, continua nella valorizzazione del vino toscano e del suo olio. Peccato che ne esistano ancora poche di queste, perchè se negli anni ’80 del secolo scorso erano presenti anche al Nord, ora sono perlopiù concentrate nel Centro-Sud, segno che l’industrializzazione è venuta meno e che menomale è rimasta un pò di più la cultura agricola, che diventa poi se valorizzata nel modo giusto, buona tavola.

Dove si trova l’azienda: situata nelle boscose colline a Nord-Est di Firenze, quindi in Toscana, è presente nella zona a denominazione di origine controllata “Chianti Rufina”, con un’altitudine dei terreni tra i 200 e i 400 m slm, ovvero la bella Toscana che piace a noi italiani, ma soprattutto che fa innamorare i turisti esteri quando vengono a trovarci, e forse parte del segreto della loro voglia di venire in Italia per le loro vacanze estive, sempre più enogastronomiche alla ricerca del buon cibo, del buon vino, e della nostra bella accoglienza che sappiamo offrire ai nostri ospiti.

Accoglienza che nel caso della Tenuta di Bossi è anche agriturismo, dove i turisti possono fermarsi per fare acquisti direttamente dal produttore, con tutti i vantaggi della filiera corta, e gustare in tranquillità i prodotti aziendali.
La Tenuta non è nuova alla famiglia Gondi, che la possiede dal 1592, e consta di 315 ha totali divisi tra oliveti, vigneti, boschi e cereali. Oltre ai vigneti di cui poi leggerete le recensioni dei vini, l’azienda produce anche l’olio extravergine di oliva nei 32 ha di oliveto, con le varietà Moraiolo, Leccino, Frantoio e Pendolino.

Arriviamo dunque ai vini:

Sono prodotti in una zona di 18 ha vitati, dove si coltivano Sangiovese, Colorino, Trebbiano toscano, (vitigni tipici di queste zone) Merlot e gli internazionali Cabernet Sauvignon,  Chardonnay e Sauvignon blanc.

Partendo dal bianco, ecco le nostre impressioni:

“Sassobianco” 2016 – Bianco dell’Etruria Centrale D.O.C.

Vino bianco ottenuto da un blend in cui vi sono anche Chardonnay e Sauvignon blanc; fermenta in contenitori di acciaio inox a temperatura controllata.
Giallo paglierino mediamente carico, profumi di leggero idrocarburo e fiorito mediterraneo. Buon corpo e alcolicità ben presente, glicerico, floreale e fresco in bocca, anche se non molto persistente. Buono, ma forse alla lunga non invoglia a berne ripetuti calici.

Mentre per quanto riguarda il rosso:

“Ser Amerigo” 2011 – Rosso Colli Toscana Centrale IGT

Vino rosso ottenuto da un uvaggio tra 40% Sangiovese , 20% Colorino e 40% Merlot. Fermenta in tini termocontrollati ad una temperatura di 20° C, segue fermentazione malolattica in rovere. Riposa 12 mesi in botti di rovere di Slavonia, 12 mesi in barriques e 24 mesi in bottiglia.
Rosso granato scarico, note di liquirizia e frutti rossi, equilibrato ma il tannino ruvido in bocca. Un vino dal duplice aspetto: al naso da idea di austerità e vino con qualche anno  sulle spalle, mentre in bocca mostra tutta la sua gioventù.

Ci piacerebbe assaggiare altri vini di questa tenuta per esprimerne un parere completo; per ora ci limitiamo a questi due prodotti e con “giudizio sospeso” in quanto come potete leggere hanno mostrato aspetti forse contrastanti, tra il bianco e il rosso, senza far vedere una linea comune tra i due vini.

Marchesi Gondi ssa
Tenuta Bossi, via dello Stracchino 32 – 50065 Pontassieve (FI), Italia
Tel. +39 055 8317830 – Fax. +39 055 8364008
http://www.tenutabossi.comtenutabossi@gondi.com

Fonte immagini: foto tratte dal sito di Tenuta di Bossi

Friulano Friuli Grave DOC 2016 – San Simone

 Friulano Friuli Grave DOC 2016 – San Simone

Tecnica di produzione: 100% Friulano, conosciuto anche con il nome fuori zona DOC di Tai in Veneto, mentre una volta era chiamato Tocai; vendemmia tra la 1a e la 3a settimana di settembre; diraspigiatura e pressatura soffice, fermentazione in bianco in fermentini d’acciaio inox termo-controllati (18-20°C), affinamento in vasche d’acciaio e imbottigliamento a cinque mesi dalla vendemmia.

Le nostre impressioni: giallo paglierino, naso profumato, esotico di ananas, fresco e citrino. Equilibrato, giustamente acido. Da segnalare note di papaya in bocca. Ci saremmo aspettati un qualcosa in più in questo prodotto, che a nostro parere, ma è mancato.

L’azienda: da quattro generazioni nel settore del vino, la famiglia Brisotto produce vini tipici delle sue terre, il Friuli Venezia Giulia e le sue Grave, terreni sassosi, dove la vite prende caratteristiche uniche che poi cede ai suoi vini. Vanta anche una produzione di Prosecco DOC. Adotta una filosofia di lavoro volta alla salvaguardia ambientale, identificata dal progetto “Progetto Verde”.

San Simone di Brisotto srl
Via Prata, 30 33080 – Porcia (PN) Italia 
tel. +39 0434 578633 – fax +39 0434 578383
http://www.sansimone.it- info@sansimone.it

Fonte immagine: sito aziendale San Simone di Brisotto srl