Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC 2016 “Le Vele” – Moncaro

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC 2016 “Le Vele” – Moncaro

Tecnica di produzione: 100% Verdicchio; doppia vendemmia a mano e parte a macchina nelle ore più fresche della giornata. Vinificazione al riparo dall’aria, in ambienti saturi di gas inerte per preservare il prodotto da ossidazioni. Pressatura soffice e decantazione statica del mosto a freddo. Fermentazione ad opera di lieviti selezionati a temperatura bassa, affinamento in serbatoi d’acciaio, ulteriore affinamento in bottiglia in magazzino termocondizionato.

Le nostre impressioni: giallo paglierino con riflessi verdi appena accennati; sentori vanigliati al naso, speziato dolce e leggermente mentolato, forse balsamico, armonico in bocca. Acidità presente e bocca minerale, quasi cenerina, incisivo all’inizio ma poi non persistente come invece lascerebbe intendere al primo sorso.

L’azienda: a dispetto del nome, si tratta di un’azienda cooperativa, situata nella zona intorno a Montecarotto, da cui il nome. Produce vini inseriti in linee di prodotto che si distinguono per le varietà, al cui interno si parte dal prodotto base fino al top di gamma per ogni segmento e non una linea riservata ai soli top di gamma. E’ certificata BIO, di cui produce un bianco e un rosso, oltre a vantare una collaborazione con l’enologo Riccardo Cotarella con cui produce una linea di vini senza uso di solfiti.

Terre Cortesi Moncaro Soc. Coop. Agr.
Via Piandole, 7/A – 60036 Montecarotto (AN)
Tel. +39 0731 89245 Fax +39 0731 89237
http://www.moncaro.comterrecortesi@moncaro.com

Fonte immagine: sito aziendale Terre Cortesi Moncaro Soc. Coop. Agr.

Annunci

Abbiamo perso la testa (e la ragione) per il protagonismo nel cibo e per il #foodporn

Post di risposta a quanto affermato da Angelo Peretti, giornalista enogastronico, conosciuto nel web con lo pseudonimo di “The Internet Gourmet”.

Source: Horses for Sources. Courtesy of: School of Rock Film

In effetti ha ragione a dire che i “sommelier non devono fare le rock star”. Mi spiego meglio: stiamo vivendo in un momento particolare, appena usciti (forse) dalla crisi economica peggiore degli ultimi due secoli, e tutto di colpo il settore agroalimentare nel Mondo diventa di moda: vino, cibo, cultura green nei confronti dell’ambiente, ecc.
C’è da dire anche che ExpoMilano2015 ha fatto la sua parte con i messaggi lanciati nei 6 mesi di apertura circa dal suo AD Beppe Sala e da quanti ne hanno partecipato come Paesi o enti nei padiglioni, ma forse la cosa è sfuggita di mano, soprattutto a certi chef e alcuni sommelier, che di colpo si sentono protagonisti della scena, quando per anni sono solamente stati gli interlocutori tra i produttori e i clienti finali ai ristoranti. Interlcutori anche degli chef che a loro volta hanno prodotto le pietanze che andranno per forza di cose abbinate con un vino, una birra, ecc..
Fenomeno “Rock star” che di fatto porta al centro dell’attenzione l’interlocutore, mettendo in secondo piano il prodotto, ma dove vogliamo andare? Prima o poi il sistema potrebbe crollare su sè stesso. Io lo dico non tanto per dimostrare capacità di previsioni mie (non ne ho bisogno e non mi interessa) ma per mettere in guardia chi legge e addetti al settore, che la situazione potrebbe degenerare prima del previsto. E per quale motivo? Ci azzardo sul fatto che dopo che tali persone sono diventate delle personalità VIP (il gioco di parole è voluto), qualcuno si esponga troppo e metta a repentaglio la credibilità di tutti, anche di chi fa parte di altre associazioni di categoria. Perchè si sa, in Italia ci vuole poco (e siamo molto bravi in questo, ma non mi risulta sia un vanto) a fare di “nervo tutto un fascio”, ovvero a discriminare tutti per la colpa di qualcuno.

Source: Giphy

Argomento non troppo fuori discussione: tutto questo protagonismo nel settore del cibo è scappato di mano un pò a tanti, anche a qualche blogger, che ha addirittura inventato l’hashtag “foodgasm” dopo che #foodporn non bastava effettivamente, perchè un buon cibo può dare orgasmo?! Boh, qui mi aspetterei qualche risposta (seria s’intende) da parte di chef e addetti ai lavori, perchè io non ci capisco più…

Aglianico del Vulture DOC “Alberi in Piano” 2013 – Il Passo

Aglianico del Vulture DOC “Alberi in Piano” 2013 – Il Passo

Tecnica di produzione:  vinificazione in rosso con raccolta manuale in cassette di plastica. Le uve selezionate manualmente, cui segue pigiadiraspatura. Fermentazione a temperatura controllata di 28°C per 15 gg con 3 rimontaggi giornalieri. Successivo affinamento in serbatoi di inox per 2 mesi. Ulteriore affinamento in botti di legno per 18 mesi dove svolge la fermentazione malolattica. Seguono filtrazione e imbottigliamento.

Le nostre impressioni: rosso rubino dai riflessi granati. Al naso e alla bocca complesso, note di frutti rossi, spezie mediterranee, alcolicità sostenuta, ma non invadente. Acidità presente che conferisce freschezza e tannino elegante. Non ancora arrivato all’apice evolutivo. Da comprare una bottiglia e riassaggiare tra qualche anno.

L’azienda: azienda vitivinicola di proprietà della famiglia Grimolizzi, presente nel settore agricolo sin sall’800. La tenuta nasce nel 2012, con l’acquisto nella zona di una cantina in tufo, dove vinificare le proprie uve. Ciò permette infatti di valorizzare il prodotto aziendale, anzichè conferirlo e farlo diventare parte di grandi masse di vino che spesso non rappresentano le tipicità di un territorio. Il nome “Il Passo” è dovuto dal toponimo di un uliveto di proprietà, denominato proprio “il Passo”, posto all’ingresso dell’azienda agricola. L’azienda si avvale per la produzione del vino e le operazioni in vigneto della consulenza dell’enologo Dott. Fabio Mecca.

Cantina Il Passo
Via Vecchia Nazionale, 17
85022, Barile (PZ)
Cell. +39 347 5242706
email: cantinailpasso@gmail.com
sito web:  http://www.cantinailpasso.com

Grom sbarca al Carrefour: bene o male?

Già da qualche tempo i gelati di Grom li possiamo trovare in vaschetta,  e più precisamente da Carrefour. Bene o male? Me lo sono posto anche io quando con molta sopresa ho visto le vaschette (sapevo della mossa commerciale di Unilever, la nuova proprietaria del marchio). C’è da dire infatti che gli stessi gusti sono venduti anche nelle gelaterie, dove sono spacciati più o meno per gelato artigianale, anche se come sappiamo bene non è, visto che nelle rivendite arrivano dei semilavorati che basta solo mantecare sul posto. Altrimenti come farebbero ad avere la stessa qualità in tutte le gelaterie del Mondo? Gelaterie, se così possiamo chiamarle anche se si tratta di rivendite o poco più. Osservazione personale che non vuole scatenare su questo post una tale polemica, ma magari riparlarne in un altro post. Bene, ritorniamo all’obiettivo inziale: in mezzo a tanti gelati industriali e para-artigianali che si trovano al supermercato, ha senso un gelato che artigianale non lo è proprio, e proposto alla bella cifra di oltre 18 €/kg? Si se si vuole un prodotto esclusivo, come lo è tutt’ora nelle rivendite sfuso in coppette o coni, no se in effetti se non vale la pena spendere tutti quei soldi in una vaschetta perlopiù da nemmeno 500g. I gusti disponibili sono i classici, più alcuni speciali: limone, fragola, pistacchio, lampone, caffè, cioccolato. La vera esclusiva resta però la Crema di Grom, gelato alla crema di formulazione esclusiva di questo brand. Per ora non l’ho ancora assaggiato nella versione in barattolo, ma sono stato solo nei negozi (non ce la faccio proprio a chiamarle gelaterie, è più forte di me), e non sono rimasto deluso, anzi, l’ho trovato sempre buono, anche se ho avuto modo di gustare pochi gusti (scusate il gioco di parole). In quei casi mi sono sembrati parecchi soldi per una coppetta da una pallina (ben 2,20 €), ma purtroppo è quello che oramai tocca spendere per poter mettere in bocca del gelato vero e non un impasto di coloranti, aromi e paste già pronte da allungare con acqua o latte. Ai posteri l’ardua sentenza come si dice, detta tra noi, vediamo come il mercato recepirà questa “sdoganizzazione” del gelato da negozio a supermercato…

Ah si, se avete qualcosa da dire in merito, commentate pure, che ce n’è da commentare qui, e non poco…

 

Montecucco DOC Sangiovese Bio 2013 – Campi Nuovi

Montecucco DOC Sangiovese Bio 2013 – Campi Nuovi

Tecnologia di produzione: Fermentazione spontanea con lieviti autoctoni in tini tronco-conici di rovere di Slavonia da 70 Hl. Invecchiamento in tini tronco-conici di rovere di Slavonia da 70 hl per 12 mesi. Affinamento minimo 4 mesi in bottiglia.

Le nostre impressioni:  Rosso rubino intenso, con riflessi porpora. Naso di primo impatto scarico, ha bisogno di essere ossigenato per bene, il tempo di una chiacchierata al tavolo o tra una portata e l’altra per esprimere tutto il suo potenziale. Emergono così note di frutti di bosco, leggero speziato, frutta sotto spirito, tabacco.
Leggera nota dolce iniziale in bocca, data anche dal glicerolo ben presente che armonizza il prodotto nel suo complesso. Alcolicità sostenuta – 14,5 gradi alcolici, si fanno ben sentire ma non sono a sé nella texture, anzi fanno parte dell’insieme.

L’azienda: Campinuovi sorge nella parte meridionale della Toscana, nel comune di Cinigiano (Grosseto), venti chilometri a Sud di Montalcino. Ubicata sulle colline alle pendici del Monte Amiata l’azienda si affaccia sull’ampia pianura Maremmana a circa quaranta chilometri dal Mare Tirreno. Nasce nel 2000 dopo lunghe ricerche in varie zone della Toscana, abbiamo individuato in quella che è oggi l’azienda i terreni adatti agli obiettivi prefissati.
L’intento era quello di trovare un luogo dove poter creare una piccola azienda in grado di produrre un “vino autentico” con una personalità risultante dal legame del territorio con il lavoro dell’uomo.

Foto tratta dal sito aziendale dell’azienda Campi Nuovi

Azienda Agricola Campinuovi
Podere Campinuovi, 1 – Strada Provinciale Cinigianese, 58044 Cinigiano (GR)
Mobile +39 349 8588147
http://www.campinuovi.cominfo@campinuovi.com

Verticale di Morellino di Scansano DOCG al Vinitaly 2017

Ormai del Vinitaly vi avranno raccontato di tutto e di più, vi avranno raccontato di quanto belli erano gli stand, di quanto buoni erano i vini proposti della nuova annata in vendita, di quanto buoni siano in vini biologici, vegani ecc… Ma nessuno forse vi avrà già raccontato della denominazione di origine Morellino di Scansano, poco conosciuta rispetto alle altre, ma altrettanto interessante, dove si coltivano i vitigni Sangiovese, Canaiolo, Merlot, per produrre vini rossi che in alcuni casi sanno davvero sedurre, di vini che raccontano la storia e la geografia di un territorio, quello della Maremma Toscana, che si dilunga dal continente, con la collina, vicino al Monte Amiata, fino alla costa del Mar Tirreno.

Da sx verso dx i vini in ordine di degustazione

Azienda Agricola S. Lucia “A Luciano” Morellino di Scansano DOCG 2015
90% Sangiovese – 10% Canaiolo
Rosso rubino con riflessi violacei, naso fresco, frutta di bosco, frutta sotto spirito solo in accenno, pino silvestre, bocca acida, tannica, persistente. Liquirizia e spezie nel finale.

Val di Toro “Reviresco” Morellino di Scansano DOCG 2015
100% Sangiovese
Rosso rubino intenso con riflessi porpora, anche se il colore un pò scarico, bocca con entrata acida e tannino bello presente ma non duraturo, naso silvestre. Poco aromatico. Bel corpo comunque.

Poggio Trevvalle  “Passera”  Morellino di Scansano DOCG 2014 
90% Sangiovese – 10% altri vitigni
Rosso rubino, riflessi quasi granati, naso ciliegia, mora, frutta sotto spirito, tabacco; bocca acida e fruttata, texture interessante, tannino medio come intensità anche se nel complesso il vino non dice molto, forse a causa dell’annata non proprio perfetta. Perdonato.

Tenuta  Brumaio “Petramora” Morellino di Scansano DOCG 2014 
85% Sangiovese – 15% Merlot
Rosso violaceo, riflessi violacei. Naso fruttato di mora, ciliegia e cioccolato (quasi fave di cacao); bocca con attacco acido, tannico duraturo. Nella media.

Terenzi  “Purosangue” Morellino di Scansano Riserva DOCG 2014 
100% Sangiovese
Rosso quasi mattone, riflessi aranciati. Naso di legno, tabacco, pietra focaia, pop corn, spezia leggera. Greadevole, fresco in bocca, buona struttura; liquirizia, bel frutto in equilibrio con acidità.

Cantina La Selva “Colli dell’Uccellina” Morellino di Scansano Riserva DOCG 2013 Biologico
85% Sangiovese – 15% Merlot
Rosso violaceo, riflessi viola, bocca acido-tannica di spessore. Gran frutto di amarene e ciliege sotto spirito. Non molto persistente in bocca, legno appena accennato, quasi assente.

Terre di Talamo “Tempo” Morellino di Scansano DOCG 2012 Riserva 
85% Sangiovese – 5% Syrah – 5% Alicante – 5% Cabernet
Rosso granato con bei riflessi rubino. Naso carico di frutta matura, frutta sotto spirito, muschio, sottobosco, pane in cottura, frutti di bosco, pino, sandalo, cioccolato e caffè. Tannino presente ed elegante. Spezie soprattutto di pepe.

Boschetto di Montiano “Poggio alle Forche”  Morellino di Scansano DOCG 2010 Riserva 
85% Sangiovese – 10% Merlot – Cabernet Sauvignon e Ciliegiolo 5% 
Rosso cupo, riflessi mattone. Frutta secca (fico, dattero, nocciola, gheriglio di noce), ciliegia secca, mora, ricco, ampio con note di caco maturo e bacca di Goji. Balsamico, sinuoso, rotondo, tabacco, vaniglia, liquirizia, anice, tannino elegante. Invitante, persistente, caldo. Non stancante alla bocca. Il più anziano, ma anche il migliore del lotto.

Bel finale in bellezza, termine di un viaggio al termine di una denominazione, spostandosi di continuo tra il continente e la costa, la pianura e la collina, fino ad arrivare quasi al Monte Amiata, attraverso i vini, espressione di un territorio.

Un ringraziamento per questa degustazione verticale va innanzitutto al Consorzio di Tutela del Vino Morellino di Scansano DOCG (e alla persona del Direttore Alessio Durazzi) e al Sommelier AIS Dimitri Arezzini che ha pazientemente servito il vino e fornito accurate spiegazioni prima di introdurre ogni nuovo vino, con tanto di localizzazione sulla mappa.