All’Ombra del Borgo 2019 – versione ITA

La Valbelluna è una terra conosciuta per l’ospitalità delle persone che la abitano e per i luoghi che la caratterizzano.
Il 24 e 25 luglio sono andate in programma due giornate su questi ed altri temi, organizzate da Vino Way Italia e dalla Pro Loco di Borgo Valbelluna, comune nato dall’unione di Mel e dei comuni circostanti.

Non solo vino locale, ma anche produzioni alimenatari d’eccellenza, come il formaggio Piave D.O.P.

In pochi sanno però che in queste zone sta nascendo un movimento importante impegnato nella coltivazione della vite da vino, in particolar modo per i vitigni resistenti alle malattie (i PIWI in tedesco). Di cosa si tratta? Sono varietà di vite da vino che possono resistere alle principali malattie, coltivabili quindi in regime biologico, in quanto necessitano di pochi trattamenti fitosanitari all’anno.

Alcuni dei vini proposti alla mescita, tra vitigni resistenti PIWI e varietà locali, recuperate da Veneto Agricoltura e oggi riscoperte dalle aziende

I primi sono stati selezionati in Germania, circa 30 anni fa, da cui appunto l’acronimo tedesco PIWI, ovvero, pilzwiderstandfähige. Non sono viti ottenute da OGM, ma incrociando (facendo accoppiare polline e ovuli delle piante al fine di trasmettere i geni di resistenza alle piante figlie). Il compromesso è stato raggiunto accoppiando viti americane, simili per approssimazione alla famosa uva fragola e i vitigni europei, in modo da avere si la resistenza ma quanto più possibile un gusto e una produzione ad ettaro economicamente sostenibile. In Germania, 30 anni fa sono state create circa 20 varietà, tra cui Solaris, Bronner, Cabernet Cortis. In seguito, l’Italia, attraverso l’università di Udine e i Vivai Cooperativi Rauscedo, ne hanno aggiunte altre, come Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Rytos, Merlot Kanthus ed altri.
Sì tratta quindi di una realtà in fermento perché permette di ridurre fino al 90% l’impiego di pesticidi in viticoltura (per maggiori info consiglio di leggere questo post).
Un parziale ostacolo, dato principalmente dal gusto, diverso dalle varietà europee di provenienza, rappresenta l’impossibilità di usarle anche in parte nella produzione di vini DOC e DOCG.

La degustazione è stata guidata dalla delegazione locale di A.I.S. Belluno

Nonostante questo, giovani (ed anche meno giovani aziende, già affermate sul mercato) stanno puntando su questi vitigni che hanno un mercato destinato a salire molto bene negli anni a venire.
Durante questa manifestazione, abbiamo avuto modo di parlare di questa novità che si sta diffondendo soprattutto in aree che prima non erano vitate, mantenendo comunque un profilo basso per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente.
Grazie appunto a VinoWay Italia e alla Pro Loco di Borgo Valbelluna in queste due serate abbiamo assaggiato, sia liberamente al banco, sia guidati dai sommelier AIS e da enologi del calibro di Umberto Trombelli e Nicola Biasi.


Queste le note che ho segnato sul mio taccuino:

Brut Derù 2018 – Croda Rossa  (Solaris 100 %)
Spumante metodo Martinotti da uve Solaris. Il colore è giallo paglierino scarico, con riflessi verdolini. Al naso ha note di lievito, anche se tendenzialmente chiuso, sfugge poi verso pera abate e mela verde. La bollicina è fine, la bocca è fruttata e finisce con un bell’agrumato e ritorna verso note di pasticceria.

Brut Solaris Augusta Altinate 2018 – Dorgnan (100% Solaris)
Spumante metodo Martinotti da uve Solaris. Il colore è giallo paglierino scarico. Al naso si notano rimandi a mela golden/cotogna e poi pesca che si sposta quasi a note tropicali. In bocca è fresco, con un’acidità bella presente, però più fresco che sapido.

Il principe di Mel 2018 – Giuliano Menel (100% Solaris)
Spumante metodo Martinotti. Il colore è giallo paglierino scarico. Al naso non è molto espressivo, virando poi verso zenzero. In bocca si nota l’acidità, bella presente. Nel complesso una bollicina che si presta ad essere impeiegata a tutto pasto.

Case lunghe 2018 –  Filippo De Martin (80% Bronner + 20% Solaris)
Spumante metodo Martinotti. La particolarità di questo vino sta nel fatto che le uve sono raccolte addirittura in leggera surmaturazione per avere una maggiore concentrazione. Il colore che ne deriva infatti è giallo paglierino carico. Al naso poi si percepiscono gli effetti di una parziale modificazione degli acini data da muffa nobile: i sentori rimandano a vaniglia, burro, frutta matura, ben mescolati ad albicocca e melone. In bocca c’è la conferma di tutto ciò, delineando un vino elegante, che richiama a più assaggi. Pur trattandosi solo della prima vendemmia, il risultato è ben riuscito.

Cerealto Bianco 2017 – Terre di Cerealto (60% Johannitter + 40% Bronner)
Spumante metodo Martinotti. Le uve provengono da 700 m slm, da un terreno vulcanico e stiamo per assaggiare l’annata 2017, ricordata per la parziale siccità che ha colpito il nord-Italia. Le uve sono vinificate separatamente, ma poi unite per un breve periodo di affinamento insieme, cui segue la presa di spuma in autoclave e 10 mesi di affinamento sui suoi lieviti. Colpisce anceh per la fermentazione malolattica completamente svolta (inusuale per uno spumante fatto con questo metodo). Il colore è giallo paglierino scarico; i profumi sono di cedro candito e di burro, evidenti soprattutto all’assaggio che richiamano note di mela cotogna, rosmarino, salvia.

Limine 2017 – Terre di Ger (Soreli 90% + Sauvignon Kretos 10%)
Vino friulano, con uve di selezione friulana. Ovvero: i vitigni resistenti selezionati dalla collaborazione tra Università di Udine, Istituto di Genomica Applicata e Vivai Cooperativi Rauscedo. Si tratta quindi di varietà che hanno tra i genitori rispettivamente il Friulano (ex Tocai friulano, conosciuto in Veneto come Tai bianco) e il Sauvignon blanc, assai diffuso nel Mondo e altrettanto in Friuli Venezia Giulia, dalle Grave al Carso. Dopo la fermentazione separata, i due vini, affinano sui propri lieviti per 6 mesi, al termine dei quali c’è il blend, ulteriore affinamento e imbottigliamento. Il colore è giallo paglierino carico; le note sono di fiori di sambuco, pesca, inceso e sentori che richiamano ad un probabile affinamento in legno di una parte del vino, per dare maggiore complessità. Interessante al naso e confermato in bocca.

Vin De La Neu 2016 – Nicola Biasi Winery (100% Johannitter)
Vino bianco ottenuto da uve coltivate a 1000 m slm in Trentino Alto-Adige e vinificate dallo stesso Nicola Biasi, enologo. La resa per pianta è davvero bassa, si tratta di 0,5 kg uva/ceppo, per una superficie vitata di 1000 mq. La raccolta è avvenuta a metà ottobre, cui è seguito la vinificazione, comprendente 1 anno di affinamento in serbatoi di acciaio inox e 1 anno in bottiglia. Il colore è giallo carico, ma sorprende anche per le note olfatto-gustative: spezie meditteranee (salvia, rosmarino, per fare due esempi), vaniglia, cardamomo, contrapposte a sentori di resina e balsamico. In bocca è fresco,  sapido, termina con sensazioni di elevata struttura, mai eccessivamente alcolica, che reggono bene questo vino.

Rukh 2017 – Cantina Nove Lune (50% Johannitter + 50% Bronner)
Vino ottenuto da uve che hanno macerato durante la fermentazione, regalando quindi al vino caratteristiche particolari, tra cui un colore aranciato, da cui la definizione “orange wine”. La zona di produzione è la Lombardia. Al termine della fermentazione c’è stato un periodo di affinamento sulle bucce di 2 mesi e poi ulteriore riposo in inox, ma senza le bucce, fino all’imbottigliamento. Il colore è quasi da brandy e i sentori richiamano quasi ad un vino passito, piuttosto che ad un bianco tradizionale: mallo di noce, bergamotto, arancia amara, a tratti essiccata e un tannino che in bocca non ti aspetti, ma tipico di una fermentazione sulle bucce.

El Masut 2017 – Terre di Ger (50 % Merlot Khantus + 50% Merlot Khorus)
Vino rosso ottenuto da un blend di due tipologie di Merlot resistente. Nel calice mostra note violacee, mentre al naso ha note di ciliege e mirtilli in confettura, spostandosi poi su note vegetali tipiche del vitigno.  In mezzo anche sentori di sandalo e liquirizia.

Raboso dell’Arnasa (Raboso D.O.C. Piave) 2015 – Castello di Roncade (100% Raboso piave)
Raboso D.O.C. Piave leggermente inusuale. All’interno c’è l’1% di raboso passito, al fine di fornire una leggera complessità maggiore al prodotto, portando al risultato di 3 gr/L di zuccheri residui. Il colore è rosso tendente al mattone, le note al naso sono tipiche del Raboso Piave (mirtillo, ciliegia, ribes) seguono poi  accenni di note da affinamento in legno, tabacco in foglia, fava di cacao e crema di nocciole al cacao. Perchè è stato inserito questo vitigno tradizionale nella degustazione? Lo spiega lo stesso Trombelli, perchè grazie alla resistenza naturale alle fitopatie, ben si sposerebbe ad essere incrociato per ottenere una varietà ibrida (come Merlot Khantus, per fare un esempio).

Sweet Claire 2017 – Lieselehof (100% Bronner)
Vino passito ottenuto da uve Bronner, varietà su cui l’azienda altoatesina sta credendo molto, soprattutto per questo tipo di lavorazione, ma in generale su tutti i PIWI, spostando la produzione da vitigni tradizionali a questi. Il colore è giallo dorato vivo. Nonostante i 170 gr di zucchero residui, questi non si sentono nella texture in cui si notano fiori secchi, frutta tropicale matura, fico secco, cedro e mango canditi. L’acidità, c’è e la sua presenza equilibra il tutto.

 

Copyright: Photo VinoWay Italia ® – Texts: Matteo Ghirardo (VinoeGusto)

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