All’Ombra del Borgo 2019 – versione ITA

La Valbelluna è una terra conosciuta per l’ospitalità delle persone che la abitano e per i luoghi che la caratterizzano.
Il 24 e 25 luglio sono andate in programma due giornate su questi ed altri temi, organizzate da Vino Way Italia e dalla Pro Loco di Borgo Valbelluna, comune nato dall’unione di Mel e dei comuni circostanti.

Non solo vino locale, ma anche produzioni alimenatari d’eccellenza, come il formaggio Piave D.O.P.

In pochi sanno però che in queste zone sta nascendo un movimento importante impegnato nella coltivazione della vite da vino, in particolar modo per i vitigni resistenti alle malattie (i PIWI in tedesco). Di cosa si tratta? Sono varietà di vite da vino che possono resistere alle principali malattie, coltivabili quindi in regime biologico, in quanto necessitano di pochi trattamenti fitosanitari all’anno.

Alcuni dei vini proposti alla mescita, tra vitigni resistenti PIWI e varietà locali, recuperate da Veneto Agricoltura e oggi riscoperte dalle aziende

I primi sono stati selezionati in Germania, circa 30 anni fa, da cui appunto l’acronimo tedesco PIWI, ovvero, pilzwiderstandfähige. Non sono viti ottenute da OGM, ma incrociando (facendo accoppiare polline e ovuli delle piante al fine di trasmettere i geni di resistenza alle piante figlie). Il compromesso è stato raggiunto accoppiando viti americane, simili per approssimazione alla famosa uva fragola e i vitigni europei, in modo da avere si la resistenza ma quanto più possibile un gusto e una produzione ad ettaro economicamente sostenibile. In Germania, 30 anni fa sono state create circa 20 varietà, tra cui Solaris, Bronner, Cabernet Cortis. In seguito, l’Italia, attraverso l’università di Udine e i Vivai Cooperativi Rauscedo, ne hanno aggiunte altre, come Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Rytos, Merlot Kanthus ed altri.
Sì tratta quindi di una realtà in fermento perché permette di ridurre fino al 90% l’impiego di pesticidi in viticoltura (per maggiori info consiglio di leggere questo post).
Un parziale ostacolo, dato principalmente dal gusto, diverso dalle varietà europee di provenienza, rappresenta l’impossibilità di usarle anche in parte nella produzione di vini DOC e DOCG.

La degustazione è stata guidata dalla delegazione locale di A.I.S. Belluno

Nonostante questo, giovani (ed anche meno giovani aziende, già affermate sul mercato) stanno puntando su questi vitigni che hanno un mercato destinato a salire molto bene negli anni a venire.
Durante questa manifestazione, abbiamo avuto modo di parlare di questa novità che si sta diffondendo soprattutto in aree che prima non erano vitate, mantenendo comunque un profilo basso per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente.
Grazie appunto a VinoWay Italia e alla Pro Loco di Borgo Valbelluna in queste due serate abbiamo assaggiato, sia liberamente al banco, sia guidati dai sommelier AIS e da enologi del calibro di Umberto Trombelli e Nicola Biasi.


Queste le note che ho segnato sul mio taccuino:

Brut Derù 2018 – Croda Rossa  (Solaris 100 %)
Spumante metodo Martinotti da uve Solaris. Il colore è giallo paglierino scarico, con riflessi verdolini. Al naso ha note di lievito, anche se tendenzialmente chiuso, sfugge poi verso pera abate e mela verde. La bollicina è fine, la bocca è fruttata e finisce con un bell’agrumato e ritorna verso note di pasticceria.

Brut Solaris Augusta Altinate 2018 – Dorgnan (100% Solaris)
Spumante metodo Martinotti da uve Solaris. Il colore è giallo paglierino scarico. Al naso si notano rimandi a mela golden/cotogna e poi pesca che si sposta quasi a note tropicali. In bocca è fresco, con un’acidità bella presente, però più fresco che sapido.

Il principe di Mel 2018 – Giuliano Menel (100% Solaris)
Spumante metodo Martinotti. Il colore è giallo paglierino scarico. Al naso non è molto espressivo, virando poi verso zenzero. In bocca si nota l’acidità, bella presente. Nel complesso una bollicina che si presta ad essere impeiegata a tutto pasto.

Case lunghe 2018 –  Filippo De Martin (80% Bronner + 20% Solaris)
Spumante metodo Martinotti. La particolarità di questo vino sta nel fatto che le uve sono raccolte addirittura in leggera surmaturazione per avere una maggiore concentrazione. Il colore che ne deriva infatti è giallo paglierino carico. Al naso poi si percepiscono gli effetti di una parziale modificazione degli acini data da muffa nobile: i sentori rimandano a vaniglia, burro, frutta matura, ben mescolati ad albicocca e melone. In bocca c’è la conferma di tutto ciò, delineando un vino elegante, che richiama a più assaggi. Pur trattandosi solo della prima vendemmia, il risultato è ben riuscito.

Cerealto Bianco 2017 – Terre di Cerealto (60% Johannitter + 40% Bronner)
Spumante metodo Martinotti. Le uve provengono da 700 m slm, da un terreno vulcanico e stiamo per assaggiare l’annata 2017, ricordata per la parziale siccità che ha colpito il nord-Italia. Le uve sono vinificate separatamente, ma poi unite per un breve periodo di affinamento insieme, cui segue la presa di spuma in autoclave e 10 mesi di affinamento sui suoi lieviti. Colpisce anceh per la fermentazione malolattica completamente svolta (inusuale per uno spumante fatto con questo metodo). Il colore è giallo paglierino scarico; i profumi sono di cedro candito e di burro, evidenti soprattutto all’assaggio che richiamano note di mela cotogna, rosmarino, salvia.

Limine 2017 – Terre di Ger (Soreli 90% + Sauvignon Kretos 10%)
Vino friulano, con uve di selezione friulana. Ovvero: i vitigni resistenti selezionati dalla collaborazione tra Università di Udine, Istituto di Genomica Applicata e Vivai Cooperativi Rauscedo. Si tratta quindi di varietà che hanno tra i genitori rispettivamente il Friulano (ex Tocai friulano, conosciuto in Veneto come Tai bianco) e il Sauvignon blanc, assai diffuso nel Mondo e altrettanto in Friuli Venezia Giulia, dalle Grave al Carso. Dopo la fermentazione separata, i due vini, affinano sui propri lieviti per 6 mesi, al termine dei quali c’è il blend, ulteriore affinamento e imbottigliamento. Il colore è giallo paglierino carico; le note sono di fiori di sambuco, pesca, inceso e sentori che richiamano ad un probabile affinamento in legno di una parte del vino, per dare maggiore complessità. Interessante al naso e confermato in bocca.

Vin De La Neu 2016 – Nicola Biasi Winery (100% Johannitter)
Vino bianco ottenuto da uve coltivate a 1000 m slm in Trentino Alto-Adige e vinificate dallo stesso Nicola Biasi, enologo. La resa per pianta è davvero bassa, si tratta di 0,5 kg uva/ceppo, per una superficie vitata di 1000 mq. La raccolta è avvenuta a metà ottobre, cui è seguito la vinificazione, comprendente 1 anno di affinamento in serbatoi di acciaio inox e 1 anno in bottiglia. Il colore è giallo carico, ma sorprende anche per le note olfatto-gustative: spezie meditteranee (salvia, rosmarino, per fare due esempi), vaniglia, cardamomo, contrapposte a sentori di resina e balsamico. In bocca è fresco,  sapido, termina con sensazioni di elevata struttura, mai eccessivamente alcolica, che reggono bene questo vino.

Rukh 2017 – Cantina Nove Lune (50% Johannitter + 50% Bronner)
Vino ottenuto da uve che hanno macerato durante la fermentazione, regalando quindi al vino caratteristiche particolari, tra cui un colore aranciato, da cui la definizione “orange wine”. La zona di produzione è la Lombardia. Al termine della fermentazione c’è stato un periodo di affinamento sulle bucce di 2 mesi e poi ulteriore riposo in inox, ma senza le bucce, fino all’imbottigliamento. Il colore è quasi da brandy e i sentori richiamano quasi ad un vino passito, piuttosto che ad un bianco tradizionale: mallo di noce, bergamotto, arancia amara, a tratti essiccata e un tannino che in bocca non ti aspetti, ma tipico di una fermentazione sulle bucce.

El Masut 2017 – Terre di Ger (50 % Merlot Khantus + 50% Merlot Khorus)
Vino rosso ottenuto da un blend di due tipologie di Merlot resistente. Nel calice mostra note violacee, mentre al naso ha note di ciliege e mirtilli in confettura, spostandosi poi su note vegetali tipiche del vitigno.  In mezzo anche sentori di sandalo e liquirizia.

Raboso dell’Arnasa (Raboso D.O.C. Piave) 2015 – Castello di Roncade (100% Raboso piave)
Raboso D.O.C. Piave leggermente inusuale. All’interno c’è l’1% di raboso passito, al fine di fornire una leggera complessità maggiore al prodotto, portando al risultato di 3 gr/L di zuccheri residui. Il colore è rosso tendente al mattone, le note al naso sono tipiche del Raboso Piave (mirtillo, ciliegia, ribes) seguono poi  accenni di note da affinamento in legno, tabacco in foglia, fava di cacao e crema di nocciole al cacao. Perchè è stato inserito questo vitigno tradizionale nella degustazione? Lo spiega lo stesso Trombelli, perchè grazie alla resistenza naturale alle fitopatie, ben si sposerebbe ad essere incrociato per ottenere una varietà ibrida (come Merlot Khantus, per fare un esempio).

Sweet Claire 2017 – Lieselehof (100% Bronner)
Vino passito ottenuto da uve Bronner, varietà su cui l’azienda altoatesina sta credendo molto, soprattutto per questo tipo di lavorazione, ma in generale su tutti i PIWI, spostando la produzione da vitigni tradizionali a questi. Il colore è giallo dorato vivo. Nonostante i 170 gr di zucchero residui, questi non si sentono nella texture in cui si notano fiori secchi, frutta tropicale matura, fico secco, cedro e mango canditi. L’acidità, c’è e la sua presenza equilibra il tutto.

 

Copyright: Photo VinoWay Italia ® – Texts: Matteo Ghirardo (VinoeGusto)

Schioppettino Friuli Colli Orientali 2015 – Vigna Petrussa

Schioppettino Friuli Colli Orientali 2015 – Vigna Petrussa

Tecnica di produzione: Vendemmia manuale in cassetta. Diraspatura degli acini e successiva fermentazione con le bucce, rimontaggi alternati a delestages. Affinamento per 24 mesi in legno. Imbottigliamento e affinamento in bottiglia.

Le nostre impressioni: rosso violaceo intenso. Molto ricco al naso, con note di frutti di bosco sotto spirito, fresco e speziato. All’inizio entra con una punta acida che poi si dissolve. Da qui si fanno spazio frutta matura e frutti rossi. Bevibilità molto buona, anche per merito delle premesse all’olfatto sono suadenti. Ce lo aspettavamo più tannico, invece è smorzato dolcemente dall’affinamento in legno. Da segnalare che aprendosi mostra interessanti note al naso di legno di quercia e amarena sotto spirito.

Nota particolare: probabilmente assaggiato all’inizio del suo periodo migliore

Abbinamenti suggeriti: spezzatino di carne, stinco di maiale al forno, tagli vari di spiedo

L’azienda: Vigna Petrussa si trova nel comune di Prepotto, terra madre dello Schioppettino L’azienda vinifica le uve proprie, nel rispetto della tradizione e utilizzando allo stesso tempo tecniche innovative che rispettano l’ambiente e il territorio. Dal 1995  è condotta da Hilde Petrussa che ha provveduto alla risistemazione dei vigneti, privilegiando le varietà autoctone e provvedendo all’inerbimento di tutta la superficie vitata. La qualità dei vini è garantita dalla conduzione severa del vigneto, dal diradamento dei grappoli in pianta, dalla raccolta manuale delle uve nel momento di piena ed equilibrata maturazione e, per il Picolit e la Richenza dal parziale appassimento in fruttaio.

Vigna Petrussa
Az. Agr. di Hilde Petrussa Mecchia
via Albana, 47 Prepotto (Udine) Italy
Phone: +39 0432 -713021
http://www.vignapetrussa.it – info@vignapetrussa.it

Lambrusco Frizzante Secco DOP 2016 “Rimosso” – Cantina della Volta

Lambrusco Frizzante Secco DOP 2016 “Rimosso” – Cantina della Volta

Uve: 100% Lambrusco di Sorbara

Tecnologia di produzione: Raccolta manuale in piccoli recipienti e leggera pressatura dell’uva rigorosamente intera. Terminata la fermentazione in serbatoi di acciai inox, affina negli stessi per almeno sei mesi. In seguito, viene aggiunto lo sciroppo zuccherino e il vino, senza essere filtrato viene imbottigliato, affinché la rifermentazione abbia inizio con la produzione di anidride carbonica.

Le nostre note di degustazione: rosso rubino con riflessi rosacei. Naso un po’ timido all’inizio con note di lampone e soprattutto ribes rosso. Si notano poi agrumato sullo sfondo e sentori di fragola. In bocca lo sviluppo delle bollicine non è evanescente, ma prevale subito la fragola matura, poi si fanno avanti agrumi, mora e ribes. La bevibilità è molto buona e ad assaggi ripetuti non stanca.

Com’è questo vino: lo stile ci piace perché innovativo e assai moderno. Plauso all’enologo Cristian Bellei per questa creazione.

Abbinamento consigliato: sushi preparato secondo la ricetta giapponese, oppure piatto di pesce crudo e cotto.

Cantina della Volta nasce nel 2010, per iniziativa di un gruppo di amici appassionati di vino che hanno chiesto a Christian Bellei di condividere un nuovo progetto nel settore vinicolo: dare continuità alla produzioni di vini del territorio modenese secondo il Metodo Classico. In particolare la produzione ha come fine la valorizzazione delle versioni spumante e frizzante del Lambrusco di Sorbara.

Cantina della Volta di Christian Bellei & C Spa
Via Per Modena n. 82, 41030 Bomporto (Modena)
telefono: +39 059 7473312 – fax: +39 059 7473313
http://www.cantinadellavolta.cominfo@cantinadellavolta.com

Asolo DOCG Prosecco Colfondo 2016 – Bele Casel

Asolo DOCG Prosecco Colfondo 2016 – Bele Casel

Vitigni impiegati:  Glera e vecchie varietà locali tra cui Bianchetta Trevigiana e Perera

Tecnologia di produzione: Raccolta manuale in piccoli recipienti e leggera pressatura dell’uva rigorosamente intera. Terminata la fermentazione in serbatoi di acciai inox, viene aggiunto lo sciroppo zuccherino e il vino, senza essere filtrato viene imbottigliato, affinché la rifermentazione abbia inizio con la produzione di anidride carbonica.

Le nostre impressioni: giallo paglierino naturalmente torbido. Naso fresco, con premesse alla degustazione molto buone. Si notano in particolare tratti di pera e arancia candita. In bocca la carbonica si sviluppa lentamente, con una parte agrumata interessante e acidità bella viva. Verso la fine si fanno presenti note di limone, lime, bergamotto, oltre a note di corpo date dalle nobili cessioni del lievito.

Com’è questo vino? Sempre descritto come il vino semplice, tipico della tradizione contadina, ma qui è in veste elegante e innovativa, adatta al tempo della modernità.
Un consiglio: compratelo, mettetelo via (anzi dimenticatevelo in cantina come abbiamo fatto noi per qualche anno) e poi quando volete aprire una buona bottiglia, anche per inaugurare una signora cena, tiratelo fuori e gustatelo!

Abbinamento consigliato: degustazione di formaggi della Marca Trevigiana

L’azienda: viticoltori da tre generazioni nella zona di Asolo, nella zona ovest della provincia di Treviso. Sin dalla fondazione da parte di nonno Ilario, azienda ben radicata alle tradizioni nella produzione del vino.
L’azienda conta su 12 ettari vitati coltivati in regime biologico, con l’intenzione di rispettare l’ambiente e di far esprimere i vini al massimo per la loro territorialità.

Società Agricola Bele Casel
Via Moresca, 136 – 31031 Caerano San Marco (TV) – Italia
Telefono: +39 0423 859795 – Cellulare: +39 393 9993614
info@belecasel.it, http://www.belecasel.com

Il 2016 dei Sauvignon – parte 3

Perché fare una recensione dei Sauvignon d’Italia?

Abbiamo deciso di scegliere questo vitigno, perché tra i più diffusi nel Nostro Paese (è considerato addirittura internazionale, anche se di origine francese) perché riesce a enfatizzare le caratteristiche della zona e della modalità di coltivazione, che i francesi chiamano “terroir”. Abbiamo scelto l’annata 2016, perché a nostro parere la più equilibrata delle ultime annate in commercio, e perché non ce lo nascondiamo, quella più diffusa tra i vini in degustazione.

Perché abbiamo scelto queste aziende?

Perché sono quelle maggiormente diffuse online e spesso anche offline, ma soprattutto nel web dove sempre più gli appassionati enoici vanno a vedere in cerca di recensioni prima di acquistare la nuova bottiglia, o proprio in cerca dell’offerta del momento che può anche incontrare il desiderio del compratore per farne un grande pranzo o una superba cena.

Da cosa è nata l’idea di fare questa ampia recensione?

Si dice a volte che tutto nasca per caso, ma a nostro modo di vedere tutto ha una sua origine ben precisa. Nel nostro caso, inizia tutto qualche mese fa quando in occasione di un evento sul vino svoltosi dalle nostre parti, ci viene regalata una delle bottiglie oggetto di questa degustazione. Parte così l’idea di organizzare un bel confronto (anche se si tratta di analisi dei singoli vini) come quello che state per leggere.

I vini sono stati così divisi in sottocategorie, scelte sulla base della provenienza geografica, in modo da associarli per stile di produzione:

Le precedenti recensioni le potete trovare cliccando su (parte 1) e (parte 2).

Gruppo 3 – Veneto

Borgo Stajnbech – Lison Pramaggiore DOC Sauvignon 2016 “Bosco della donna”

Il vino da cui è partita l’idea di una riflessione attorno al vitigno Sauvignon, non tipico di una zona, ma fattore comune al Nord Italia e al Centro-Sud, non autoctono, ma internazionale, quindi in grado di adattarsi ad una moltitudine di areali, definiti dai francesi “terroir”.
Giallo paglierino, al naso frutta dolce come pesca a pasta gialla, mentre in bocca mostra il suo lato esotico di ananas e mango. Molto piacevole all’assaggio e per nulla stancante, anzi, invoglia a berne più bicchieri. Un Sauvignon così come ce lo si aspetta. Promosso.
Vino che rispecchia la tipicità dell’areale dell’entroterra veneziano, lo stesso in cui si produce il Lison Pramaggiore.
Punteggio: 85/100

Buffon Giorgio – Sauvignon IGT Veneto 2016

Giallo paglierino scarico, tendente al dorato. Naso speziato e ricco, in cui si percepiscono anche note fruttate di pesca, a tratti con note di burro da diacetile. la bocca è un connubio tra acidità, profumi, con una buona dose di glicerina sullo sfondo. Tipico della sua zona e persistente. Vino nel complesso armonico.
Punteggio: 81/100

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le aziende che hanno creduto in questi post fornendoci i vini per poter condividere con voi le nostre impressioni.
A presto con altre degustazioni!

Cosa ne pensate delle nostre note di degustazione? Fatecelo sapere nei commenti.
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Il 2016 dei Sauvignon – parte 2

Perché fare una recensione dei Sauvignon d’Italia?

Abbiamo deciso di scegliere questo vitigno, perché tra i più diffusi nel Nostro Paese (è considerato addirittura internazionale, anche se di origine francese) perché riesce a enfatizzare le caratteristiche della zona e della modalità di coltivazione, che i francesi chiamano “terroir”. Abbiamo scelto l’annata 2016, perché a nostro parere la più equilibrata delle ultime annate in commercio, e perché non ce lo nascondiamo, quella più diffusa tra i vini in degustazione.

Perché abbiamo scelto queste aziende?

Perché sono quelle maggiormente diffuse online e spesso anche offline, ma soprattutto nel web dove sempre più gli appassionati enoici vanno a vedere in cerca di recensioni prima di acquistare la nuova bottiglia, o proprio in cerca dell’offerta del momento che può anche incontrare il desiderio del compratore per farne un grande pranzo o una superba cena.

Da cosa è nata l’idea di fare questa ampia recensione?

Si dice a volte che tutto nasca per caso, ma a nostro modo di vedere tutto ha una sua origine ben precisa. Nel nostro caso, inizia tutto qualche mese fa quando in occasione di un evento sul vino svoltosi dalle nostre parti, ci viene regalata una delle bottiglie oggetto di questa degustazione. Parte così l’idea di organizzare un bel confronto (anche se si tratta di analisi dei singoli vini) come quello che state per leggere.

I vini sono stati così divisi in sottocategorie, scelte sulla base della provenienza geografica, in modo da associarli per stile di produzione:

Le precedenti recensioni della primo gruppo le potete leggere cliccando qui

Gruppo 2 –  Friuli Venezia Giulia (Friuli Colli Orientali, Collio, Isonzo, tranne Grave)

Colmello di Grotta – Collio Bianco DOC 2016Giallo paglierino, al naso è ampio. Si percepiscono facilmente note di frutta fresca, agrumi in particolare e sul finale di esotico. In bocca è molto minerale, l’acidità è persistente, croccante e sul finale balsamico. Non è assolutamente complesso per essere abbinato, anzi sembra potersi prestare facilmente ad abbinamenti gastronomici.
Punteggio: 82/100

Colmello di Grotta– Isonzo del Friuli Bianco DOC 2016

Giallo paglierino, naso espressivo, ma nella media, con note più di fruttato esotico che di floreale. Ossigenato un attimo una volta nel bicchiere si mostra in pieno ed emergono sensazioni di tipicità riconducibili al Sauvignon dell’isontino friulano. Colpisce anche per l’acidità viva, che regala in bocca tanta freschezza alla beva.
Punteggio: 80/100

Dario Coos – Colli Orientali del Friuli DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino, il naso è primaverile (per rendere l’idea intendiamo i profumi di fiori che si sentono in primavera). All’assaggio inizialmente è morbido, glicerico, poi si susseguono note floreali in un sottofondo minerale davvero piacevole.
Punteggio: 82/100

Lis Neris – Friuli Isonzo DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino. Al naso note classiche di frutta esotica, tra cui spicca l’ananas, in un contesto piacevolmente floreale. In bocca mostra bene la sua equilibrata acidità e la mineralità, data un terreno sicuramente favorevole per questo vitigno, che ormai possiamo definire a tutti gli effetti italiano, vista la sua diffusione. Molto gradevole.
Punteggio: 81/100

Muzic – Collio Sauvignon DOC  “Pajze” 2016

Giallo paglierino. Al naso è fruttato tropicale e floreale. Piacevole perché presenta una nota quasi da menta che gli dona un’insolita ma assai piacevole freschezza e pulizia olfattiva. All’assaggi, è secco ma ricco di profumi divisi tra note tropicali e di frutta fresca. Termina con un buon finale agrumato, caldo e morbido.
Punteggio: 80/100

Perusini “Ronchi di Gramogliano” – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino. Al naso note dolci di fiori bianchi e di frutta. All’assaggio si percepisce bene una nota di vaniglia, poi di nuovo fiori e agrumi. Ha una buona dote di gliecerina, che lo rende molto vellutato quando lo si assaggia, bilanciata comunque da un’acidità ben sostenuta, che lo rende armonico. In una parola sola: elegante.
Punteggio: 86/100

Roccabernarda Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016
Giallo paglierino. Il naso è fresco, fruttato, floreale, che ricorda la primavera. In bocca prevale la frutta matura, alternata dalla frutta esotica (mango, ananas, papaya). Di buon corpo, invoglia a berne più calici. Si fa notare per la sua tipicità. Da segnalare che probabilmente le uve provengono da un vigneto ben esposto al sole.
Punteggio: 86/100

Ronchi San Giuseppe – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino. Il naso è di agrumi, con qualche accenno di lampone, ribes bianco e spezie. In bocca presenta gradevoli note fruttate. Equilibrato ed armonico, è piacevole anche in seguito ad assaggi ripetuti, anche grazie al retrolfatto che conferma quanto percepito al naso all’inizio. Particolare nel suo stile, però ci piace.
Punteggio: 83/100

Schioppetto – Collio DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino. Al naso mostra subito i segni del suo equilibrio. Notiamo subito la presenza di sentori di fruttato fresco e di fiori bianchi.
In bocca si percepiscono sentori di tropicale e di agrumato fine, con una particolare tendenza verso il pompelmo. Termina poi con un finale caldo e avvolgente. Nel suo insieme vino complesso, ma non complicato!
Particolarmente indicato per una cena di pesce.
Punteggio: 85/100

 

Scubla – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino. All’olfatto mostra subito note frutta tropicale (mango, litchi, ananas) ed una leggera speziatura. In bocca è molto sapido, aromatico e con un agrumato che domina. Non molto persistente, buono ma termina con una nota tendente al dolciastro, segno che la quantità di glicerolo presente è davvero buona. La bevibilità comunque è molto buona.
Punteggio: 88/100

Specogna Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino, naso di pietra focaia e frutta agrumata. In bocca conferma quanto percepito all’olfatto. E’ strutturato, fresco, sapido e persistente. Un buon esempio di quanto possa offrire questo vitigno in Friuli Venezia Giulia, in particolare nella zona dei Colli Orientali del Friuli. E’ così come ce lo saremmo aspettato.
Punteggio: 86/100

Vigna Petrussa – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino, un po’ chiuso all’inizio per quanto riguarda le note olfattive, ma basta aspettare un attimo e poi si apre diventando da subito piacevole. Mostra infatti note di pietra focaia, the nero. In bocca è netto, schietto, con buon corpo e persistente, con la giusta sapidità e una leggera nota amara sul finale. Inconsueto al naso, nel complesso  rispetta i canoni di tipicità, per merito delle sue note gustative.
Punteggio: 83/100

Vigna Traverso – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino, l’olfatto è leggermente speziato di macchia mediterranea con note leggermente fruttate. Al gusto è floreale con accenni di frutta fresca e leggermente minerale. E’ leggero, suadente, nella sua semplicità invogliante a berne più calici.
Punteggio: 80/100

Visintini- Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016 Biologico

Giallo paglierino, naso leggermente sulfureo in cui prevalgono note da pietra focaia, però evanescente. La bocca è scarica come sentori, ma presenta una buona vena acida; è speziata e glicerica. Dopo un poco averlo versato si percepisce la vaniglia e in bocca il gusto del vino diventa persistente, la nota amara sul finale c’è, ma è delicata.
Punteggio: 80/100

Volpe Pasini “Zuc di Volpe” – Friuli Colli Orientali DOC Sauvignon 2016

Giallo paglierino, quasi dorato. Buono all’olfatto con profumi di agrumi e fiori bianchi. All’assaggio è ricco, ampio, sapido e armonico, con un finale elegante leggermente amaro. Presenta una giusta acidità, gradevole, ma per questo non troppo impegnativo per essere degustato da solo o in abbinamento a piatti della tradizione gastronomica italiana.
Punteggio: 85/100

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