Raboso Cuvee Brut “Guado” 2010 Metodo Classico – Nadal

 Raboso Cuvee Brut “Guado” 2010 Metodo Classico – Nadal

Tecnica di produzione: vino spumante ottenuto da uve autoctone Raboso piave (noto per il suo tannino e la sua elevata acidità); dopo una pressatura soffice delle uve i mosti separati dalle bucce fermentano in serbatoi di acciaio inox a 16°C. A fine fermentazione il vino viene imbottigliato e avviata la presa di spuma in bottiglia per 48 mesi, cui segue il degorgement e l’aggiunta della liqueur d’expedition.

Le nostre impressioni: giallo dorato carico, cremoso, perlage fine ma non persistente. Note di arachide, caffè e di tostato (soprattutto al naso), lievito. Bocca sapida, minerale. Buona l’acidità sostenuta da note di limone. Al primo impatto buono, ma probabilmente è un vino che se ne beve un bicchiere solo per conoscere un prodotto nuovo. Unica pecca, una traccia di lievito sul fondo della bottiglia, probabile residuo di una sboccatura à la volée.
Non ci ha entusiasmato, ma è un buon inizio per un affinamento della tecnica di produzione.

L’azienda: azienda a conduzione familiare della zona del Piave, attiva dal 1925. Da 20 anni, con l’ingresso in azienda di Valerio, enologo, discendente dei fondatori, l’azienda si è focalizzata sulla produzione vitivinicola.

Credits: Si ringrazia l’Az. Agr. Nadal per la gentile concessione dell’immagine di copertina del vino.

Azienda Agricola Nadal
Via Grave, 8 – S. Lucia di Piave (TV)
Tel. 0438.489006 – Fax. 0438489923
email: info@vininadal.it – sito web:  http://www.vininadal.it

Stiamo andando verso un’alimentazione sempre più premium?

Da un po’ di tempo ormai sto pensando di scrivere questo post: la domanda mi balla in testa e sarei curioso di sapere la vostra opinione in merito, come quella degli addetti al settore (grossisti, produttori, rivenditori e manager della grande distribuzione).
Stiamo andando verso un’alimentazione sempre più premium, ovvero nonostante le tasse sempre in aumento in Italia, i prezzi per i consumatori aumentano senza controllo?

“Attenzione post un po’ lungo, ma ne vale la pena leggerlo tutto per capire il senso della riflessione”.

A mio parere si. E mi spiego meglio: noto con stupore come per mangiare di qualità (e gli esperti di marketing mi bacchetteranno dicendo che di qualità ne esistono tante, ma io mi riferisco a quella percepita direttamente dal consumatore, ovvero dal rapporto beneficio dato dal consumo del prodotto/prezzo di acquisto) sia necessario spendere sempre più soldi, e soprattutto per continuare a mangiare sempre gli stessi prodotti.

Posso capire l’effetto dell’inflazione sull’aumento dei costi dei prodotti (leggasi materie prime) già in fase di produzione, ma tale aumento mi sembra slegato dall’aumento alla fine della filiera che paghiamo noi consumatori. Insomma c’è qualcosa che non va: sembra che gli intermediari vogliano sempre più aumentare i loro profitti a discapito dei produttori e dei consumatori.

Un esempio su tutti il vino (che come vedete fino ad ora è  l’argomento centrale delle mie riflessioni e di questo blog in generale) : fino a 10 anni fa (forse anche 15, ma non di più),  ricordo che con 10 € si poteva comprare davvero una buona bottiglia. Ora invece con 10 € si comprano, perlomeno al supermercato (che gestisce il maggior volume di vino venduto in bottiglia da quanto mi risulta, ma se mi sbaglio, come al solito ho il piacere di essere corretto!!) bottiglie discrete e con quella cifra invece per avere una buona bottiglia bisogna andare dal produttore, a cui comunque bisogna aggiungere le spese per spostarsi da casa (auto, e non per ultimo il tempo), quindi la singola bottiglia, viene a costare decisamente di più.

Si rivela quindi la comodità di comprare tutto nello stesso posto, un costo, ovvero una quota che bisogna mettere in conto per la comodità di avere tutto “sotto casa” più o meno, dovendolo aggiungere al costo della bottiglia. Ne vale la pena? Secondo me no, soprattutto se si pensa di acquistare diverse bottiglie dello stesso vino, o se si punta di spendere meno di 10€ l’una o  ancora peggio di 5€, perché si avrebbero vini in bottiglia dalle caratteristiche poco diverse da quelli in Tetrapak®.

Tanto vale andare direttamente dal produttore, che oltre a poter fare un prezzo minore, vi fa un sorriso, e nel fidelizzarvi con il tempo, vi regala qualche bottiglia e vi applica pure uno sconto, o meglio ancora potete respirare da vicino la “vita del vignaiolo”, senza che costui sia strozzato dai prezzi bassi (in alcuni casi anche troppo quasi in perdita, se non si tratta di un grande nome affermato sul mercato) che impone la grande distribuzione ai produttori pur di poter vendere i loro vini e farsi conoscere al grande pubblico.

Per chi ha fretta di leggere passi direttamente a questo punto:

La sensazione che ho è quella che vivere stia diventando sempre più un lusso (gadget tecnologici e “vizi” dati dalla moda esclusi), mentre tutti gli stipendi (compresi quelli dei manager che prendono anche oltre 20 volte quello che prende un operaio medio) restano uguali o al massimo vengono ritoccati di pochissimi euro l’anno. Che sia il caso di ripensare da zero il sistema agroalimentare non solo italiano, ma soprattutto del macro mercato europeo da cui sempre di più dipendiamo?

Rispondete commentando qui sotto (non occorre registrarsi su WordPress per commentare), sulla pagina Facebook, su Twitter con un tweet (da ieri avete un limite di caratteri alzato a 280). Non è una forma di ricerca di mercato, ma una semplice condivisione di un parere che ho piacere di scambiare con voi.

Grazie  ancora a tutti per seguirmi da tanto tempo. Mi fa davvero piacere! A chi invece si è appena aggiunto dico invece buona lettura, e benvenuto nella community di VinoeGusto.

Fonte immagine: Cosmicoblog.com

Merlot IGP Veneto 2016 – Buffon Giorgio

Merlot IGP Veneto 2016 – Buffon Giorgio

Tecnica di produzione: vino rosso ottenuto da macerazione con le bucce per circa 10-15 giorni, 3 rimontaggi al giorno, in seguito pressatura soffice e sgrondo del mosto-vino. Viene lasciata finire la fermentazione alcolica in cisterne di acciaio inox. La fermentazione malolattica avviene spontaneamente dopo la fermentazione alcolica. Dopo le fermentazioni viene lasciato riposare con le feccie nobili in cisterne di acciaio inox.

Le nostre impressioni: rosso rubino dai riflessi violacei, al naso ha note di frutti rossi e leggermente erbaceo. In bocca è pieno, glicerico, equilibrato con una nota speziata sul finale che lo rendono interessante. Ci sarebbe piaciuto aver assaggiato anche l’annata 2015, ma purtroppo era finito, segno che gli acquirenti che conoscono già questo prodotto non se lo sono fatti scappare…

L’azienda: azienda vitivinicola a conduzione familiare con tradizione nel vino risalente agli anni a cavallo tra l’800 e il ‘900. Si trova a Castello Roganzuolo, comune della periferia Coneglianese. Ora è gestita dai pronipoti del fondatore Francesco, Quirino e Cleris, affiancati dall’enologo Maurizio Mazza. I prodotti caratteristici sono il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene DOCG, il Prosecco DOC Treviso, vitigni da vitigni a bacca bianca quali Chardonnay, Sauvignon blanc e Manzoni Bianco, oltre ad una selezione di rossi, Cabernet franc, Merlot, Marzemino e la chicca Castel Nero (nome di fantasia dato ad un antico vitigno).

Credits: Si ringrazia l’Az. Agr. Buffon Giorgio per la gentile concessione dell’immagine di copertina del vino.

Azienda Agricola Buffon Giorgio di Q. e C. Soc. Agr. S.S.
Via Ferrovia, 18 – 31020 Castello Roganzuolo di San Fior (TV)
Tel. 0438.400624 – Fax. 0438405639
email: buffonq@tiscalinet.it / info@vinibuffon.it
sito web:  http://www.vinibuffon.it