Friulano Friuli Grave DOC 2016 – San Simone

 Friulano Friuli Grave DOC 2016 – San Simone

Tecnica di produzione: 100% Friulano, conosciuto anche con il nome fuori zona DOC di Tai in Veneto, mentre una volta era chiamato Tocai; vendemmia tra la 1a e la 3a settimana di settembre; diraspigiatura e pressatura soffice, fermentazione in bianco in fermentini d’acciaio inox termo-controllati (18-20°C), affinamento in vasche d’acciaio e imbottigliamento a cinque mesi dalla vendemmia.

Le nostre impressioni: giallo paglierino, naso profumato, esotico di ananas, fresco e citrino. Equilibrato, giustamente acido. Da segnalare note di papaya in bocca. Ci saremmo aspettati un qualcosa in più in questo prodotto, che a nostro parere, ma è mancato.

L’azienda: da quattro generazioni nel settore del vino, la famiglia Brisotto produce vini tipici delle sue terre, il Friuli Venezia Giulia e le sue Grave, terreni sassosi, dove la vite prende caratteristiche uniche che poi cede ai suoi vini. Vanta anche una produzione di Prosecco DOC. Adotta una filosofia di lavoro volta alla salvaguardia ambientale, identificata dal progetto “Progetto Verde”.

San Simone di Brisotto srl
Via Prata, 30 33080 – Porcia (PN) Italia 
tel. +39 0434 578633 – fax +39 0434 578383
http://www.sansimone.it- info@sansimone.it

Fonte immagine: sito aziendale San Simone di Brisotto srl

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC 2016 “Le Vele” – Moncaro

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC 2016 “Le Vele” – Moncaro

Tecnica di produzione: 100% Verdicchio; doppia vendemmia a mano e parte a macchina nelle ore più fresche della giornata. Vinificazione al riparo dall’aria, in ambienti saturi di gas inerte per preservare il prodotto da ossidazioni. Pressatura soffice e decantazione statica del mosto a freddo. Fermentazione ad opera di lieviti selezionati a temperatura bassa, affinamento in serbatoi d’acciaio, ulteriore affinamento in bottiglia in magazzino termocondizionato.

Le nostre impressioni: giallo paglierino con riflessi verdi appena accennati; sentori vanigliati al naso, speziato dolce e leggermente mentolato, forse balsamico, armonico in bocca. Acidità presente e bocca minerale, quasi cenerina, incisivo all’inizio ma poi non persistente come invece lascerebbe intendere al primo sorso.

L’azienda: a dispetto del nome, si tratta di un’azienda cooperativa, situata nella zona intorno a Montecarotto, da cui il nome. Produce vini inseriti in linee di prodotto che si distinguono per le varietà, al cui interno si parte dal prodotto base fino al top di gamma per ogni segmento e non una linea riservata ai soli top di gamma. E’ certificata BIO, di cui produce un bianco e un rosso, oltre a vantare una collaborazione con l’enologo Riccardo Cotarella con cui produce una linea di vini senza uso di solfiti.

Terre Cortesi Moncaro Soc. Coop. Agr.
Via Piandole, 7/A – 60036 Montecarotto (AN)
Tel. +39 0731 89245 Fax +39 0731 89237
http://www.moncaro.comterrecortesi@moncaro.com

Fonte immagine: sito aziendale Terre Cortesi Moncaro Soc. Coop. Agr.

Abbiamo perso la testa (e la ragione) per il protagonismo nel cibo e per il #foodporn

Post di risposta a quanto affermato da Angelo Peretti, giornalista enogastronico, conosciuto nel web con lo pseudonimo di “The Internet Gourmet”.

Source: Horses for Sources. Courtesy of: School of Rock Film

In effetti ha ragione a dire che i “sommelier non devono fare le rock star”. Mi spiego meglio: stiamo vivendo in un momento particolare, appena usciti (forse) dalla crisi economica peggiore degli ultimi due secoli, e tutto di colpo il settore agroalimentare nel Mondo diventa di moda: vino, cibo, cultura green nei confronti dell’ambiente, ecc.
C’è da dire anche che ExpoMilano2015 ha fatto la sua parte con i messaggi lanciati nei 6 mesi di apertura circa dal suo AD Beppe Sala e da quanti ne hanno partecipato come Paesi o enti nei padiglioni, ma forse la cosa è sfuggita di mano, soprattutto a certi chef e alcuni sommelier, che di colpo si sentono protagonisti della scena, quando per anni sono solamente stati gli interlocutori tra i produttori e i clienti finali ai ristoranti. Interlcutori anche degli chef che a loro volta hanno prodotto le pietanze che andranno per forza di cose abbinate con un vino, una birra, ecc..
Fenomeno “Rock star” che di fatto porta al centro dell’attenzione l’interlocutore, mettendo in secondo piano il prodotto, ma dove vogliamo andare? Prima o poi il sistema potrebbe crollare su sè stesso. Io lo dico non tanto per dimostrare capacità di previsioni mie (non ne ho bisogno e non mi interessa) ma per mettere in guardia chi legge e addetti al settore, che la situazione potrebbe degenerare prima del previsto. E per quale motivo? Ci azzardo sul fatto che dopo che tali persone sono diventate delle personalità VIP (il gioco di parole è voluto), qualcuno si esponga troppo e metta a repentaglio la credibilità di tutti, anche di chi fa parte di altre associazioni di categoria. Perchè si sa, in Italia ci vuole poco (e siamo molto bravi in questo, ma non mi risulta sia un vanto) a fare di “nervo tutto un fascio”, ovvero a discriminare tutti per la colpa di qualcuno.

Source: Giphy

Argomento non troppo fuori discussione: tutto questo protagonismo nel settore del cibo è scappato di mano un pò a tanti, anche a qualche blogger, che ha addirittura inventato l’hashtag “foodgasm” dopo che #foodporn non bastava effettivamente, perchè un buon cibo può dare orgasmo?! Boh, qui mi aspetterei qualche risposta (seria s’intende) da parte di chef e addetti ai lavori, perchè io non ci capisco più…

Aglianico del Vulture DOC “Alberi in Piano” 2013 – Il Passo

Aglianico del Vulture DOC “Alberi in Piano” 2013 – Il Passo

Tecnica di produzione:  vinificazione in rosso con raccolta manuale in cassette di plastica. Le uve selezionate manualmente, cui segue pigiadiraspatura. Fermentazione a temperatura controllata di 28°C per 15 gg con 3 rimontaggi giornalieri. Successivo affinamento in serbatoi di inox per 2 mesi. Ulteriore affinamento in botti di legno per 18 mesi dove svolge la fermentazione malolattica. Seguono filtrazione e imbottigliamento.

Le nostre impressioni: rosso rubino dai riflessi granati. Al naso e alla bocca complesso, note di frutti rossi, spezie mediterranee, alcolicità sostenuta, ma non invadente. Acidità presente che conferisce freschezza e tannino elegante. Non ancora arrivato all’apice evolutivo. Da comprare una bottiglia e riassaggiare tra qualche anno.

L’azienda: azienda vitivinicola di proprietà della famiglia Grimolizzi, presente nel settore agricolo sin sall’800. La tenuta nasce nel 2012, con l’acquisto nella zona di una cantina in tufo, dove vinificare le proprie uve. Ciò permette infatti di valorizzare il prodotto aziendale, anzichè conferirlo e farlo diventare parte di grandi masse di vino che spesso non rappresentano le tipicità di un territorio. Il nome “Il Passo” è dovuto dal toponimo di un uliveto di proprietà, denominato proprio “il Passo”, posto all’ingresso dell’azienda agricola. L’azienda si avvale per la produzione del vino e le operazioni in vigneto della consulenza dell’enologo Dott. Fabio Mecca.

Cantina Il Passo
Via Vecchia Nazionale, 17
85022, Barile (PZ)
Cell. +39 347 5242706
email: cantinailpasso@gmail.com
sito web:  http://www.cantinailpasso.com